Mille e ancora mille.

" Mille e non più mille ": l'antico ammonimento, frutto di una speranza o di una profezia, è rotolato lungo il corso dei secoli, dall'inizio del cristianesimo, per giungere con tutti i suoi significati più reconditi e spesso contraddittori in piena età informatica alle soglie del secondo millennio. Giovanni apostolo, scrivendo l' Apocalisse, uno dei testi più affascinanti e visionari della letteratura d'ogni tempo, annunciava l'imminenza del ritorno di Cristo e della Nuova Gerusalemme, mentre la Chiesa delle origini ammoniva i propri fedeli a non sposarsi e a non procreare perché il giorno del giudizio, il giorno dell' Armagedon, era ormai prossimo. Era dunque scritto: ci sarebbe stata la fine di questo mondo che si sarebbe tramutata in una palingenesi che avrebbe segnato l'inizio di un nuovo mondo. Ma quale mondo? Un nuovo mondo spirituale o un nuovo mondo materiale ? Serena Foglia ci accompagna in questo suo  libro in un'incredibile e sorprendente ricognizione di che cosa è stato attraverso i secoli e di che cosa è oggi il millenarismo. Dagli sconvolgenti scritti di Rodolfo il Glabro nei cupi tempi del Medio Evo attorno all'anno Mille alle sconsolate ma consapevoli previsioni di Oswald Spengler, dai terribili anni della peste nera a Nostradamus, dai sogni utopici di Gioacchino da Fiore e di Tommaso Moro alle speranze rivoluzionarie di Karl Marx. Sì, da sempre gli uomini hanno sentito irresistibile il bisogno di un anno Mille, di una data nella quale tutto venisse azzerato e fosse possibile ricominciare da capo, nella Nuova Gerusalemme o in una nuova società terrena, nella città di Dio o nella città degli uomini. Ed è stato forse questo bisogno che ha fatto fiorire religioni, scrivere libri indimenticabili, dato all'uomo la forza di andare avanti, di cercare di raggiungere -come è stato scritto -non un luogo, ma un nuovo modo di vedere le cose. Ed è proprio se entriamo in tale ottica, leggendo le pagine affascinanti di questo libro, che troveremo le ragioni per rovesciare l'antico ammonimento: non " Mille e non più mille ", ma " Mille e ancora mille ".